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martedì 20 marzo 2012

CARA FORNERO: ANCHE LEI OSTAGGIO DI QUELLA VECCHIA SCORREGGIA DI GIOVANARDI?


Cara Fornero, #nocoppiediserieB. L’appello per i diritti dei gay di Vanity Fair


Forse dopo la sentenza della Corte di Cassazione la politica italiana si accorgerà finalmente di essere ormai oltre la soglia del ridicolo e sempre più lontana dalla vita reale. Una situazione grottesca, quella della carenza di legislazione in tema di diritti civili delle coppie gay (ma non solo!), che non può più essere più beatamente relegata alla voce "verranno tempi migliori". Stufi: siamo tutti veramente stufi di vedere la questione che ci vede nella favolosa posizione di fanalino di coda rispetto all'Europa civile e l'intero mondo occidentale, con ogni probabilità ostaggi di un Clero ormai scatenato nel contrastare (molto più subdolamente di quanto si pensi) qualsiasi richiesta e legittima sollecitazione da parte della comunità gay italiana e a esercitare ogni tipo di pressione su una classe politica la cui inutilità e tronfia onerosità sono sotto gli occhi di tutti, più di quanto non lo sia, per esempio, nel portare alla luce la valanga di scandali e scandaletti di pedofilia che lo vedono coinvolto ormai in ogni angolo e latitudine del globo terreste e permettere senza inciuci e tentativi (spesso riusciti!) di insabbiamento, ai sistemi giuridici di mezzo mondo di poter intervenire legalmente contro i suoi rappresentanti che ormai pare abbiano assurto la pratica della molestia sessuale a danno di minori a ruolo di sport nazionale, siamo stufi, dicevamo, di vedere la questione ridotta agli imbarazzanti vis-a-vis Giovanardi-Concia nei soliti salotti televisivi: il primo ormai quasi completamente in preda ai propri deliri mistico-punitivi e la seconda che sbraita in modo scomposto senza però, oops, mai accennare al fatto che metà di quel pachiderma dormiente del proprio partito su questo tema se ne sta comodo comodo dieci passi indietro pure allo stesso Giovanardi e a tutti i Buttiglione e Binetti del pianeta. Una situazione discriminatoria così platealmente malsana, quella italiana, dove te puoi fare una cosa e io no solo ed esclusiamene per le mie attitudini sessuali e affettive, da aver appunto messo la Corte in uno stato di tale pesantissimo imbarazzo da dover emettere una sentenza che praticanente dice: qui non torna un cazzo ma noi abbiamo le mani legate rispetto a sti incapaci richiamati più volte e da più parti (per esempio l'Europa..) a porre fine a sta schifezza, cessando qui e ora di sottostare ai ricatti di cui sopra in nome di un fantomatico elettorato cattolico (ma la sonora inculata dei referendum su aborto e divorzio i lungimirantissimi colossi della nostra politica se li sono già dimenticati, fra un'orgetta a trans e una pippata di coca?) che poi sarebbero quelli che divorziano a livelli da Guinnes dei Primati, tanto per dirne una, tanto sono cattolici e devoti al concetto di sacra famiglia, seguendo, si può presupporre, l'esempio proprio dei pluridivorziati ministri, sottosegretari, parlamentari e onorevolissimi onorevoli e capi-popolo puttanieri. E allora ecco uno dei tanti, tantissimi appelli e prese di posizione del mondo civile, quello di Vanity Fair (che vi invitiamo assolutamente a sottoscrivere, link sotto la foto) per chiedere alla ministra delle Pari Opportunità di smascarsi da tanto predecessore e 1) risparmiarci i suoi pareri a riguardo di cui peraltro non importa una beatissima minchia a nessuno e 2) di comportarsi da ministro tecnico di uno Stato laico (pure questo dice la Costituzione, caso mai quella vecchia scorreggia di Giovanardi se ne fosse dimenticato) e porre fine a sta vergogna dell'assenza di legislazione in tema di diritti delle coppie gay e di lotta all'omofobia, che ci vede a braccetto di statarelli ex-sovietici e Repubbliche delle Banane dell'Africa sub-sahariana, e di farlo in modo celere e deciso, con la stessa celerità e decisione con cui il governo di cui fa parte sta saccheggiando le tasche dei suoi cittadini omosessuali che, caso mai alla ministra fosse sfuggito, pagano le tasse e contribuiscono alla vita sociale di questo Stato esattamente come chiunque altro, a prescindere dal fatto se poi la sera, tornati a casa dal lavoro, pomicino con qualcuno del proprio sesso o chi cazzo preferiscano. Ps: l'Europa che ci chiede di porre fine a sto bruttume offensivo per la dignità umana è un'Europa governata in maggioranza da forze moderate, conservatrici e di centro-destra. Nella stragrande maggioranza dei paesi che hanno regolamentato (ahimè anni fa) questa questione, a farlo sono stati governi di centro-destra. Evidentemente più progressisti però della esangue sinistra italiana. Quella del cilicio, per dirne una.

mercoledì 7 marzo 2012

speciale OTTOMARZO2012: ma le orbetellane sono davvero così?..

Generalizzare è idiota, oltre che pericoloso. Vero però che esistono delle condizioni socio-cultural-ambientali che magari finiscono pure con l'avere il loro perchè nell'identikit di una popolazione piuttosto che un' altra. Crescere orbetellana, figlia di orbetellani e mamma di orbetellani, con le anguille sfumate, la sabbia della feniglia, lo struscio sul corso e tutto il resto nel DNA garantisce dei verosimili crismi di caratterizzazione? In soldoni: le donne orbetellane, le nostre donne, hanno o non hanno un profiling da definire con una qualche certezza? Sono o non sono fatte cosi e colà? Manteniamoci semi-seri, per l'amor del cielo, dato che qui nessuno è remotamente titolato a avventurarsi in tesi socio-antropologiche da villaggio-vacanze. Ma diciamocelo: sono le nostre mamme, le nostre amiche, le nostre mogli, le nostre ganze: le conosciamo! Una donna che si dà da fare, nonostante non sia esattamente questa la fama che precede noi orbetellani in generale. Anzi, io vivendo qua ho sempre avuto l'impressione che la capacità di cavare un ragno dal buco (o cavarsi un dito dal culo, come avrebbero detto le nonne) da queste parti sia sempre stata una prerogativa prevalentemente femminile (forse in generale?..) mentre l'orbetellano maschio è più ciambrano e ama trovarsi le cose bell'e scodellate. Una donna tutto sommato piuttosto moderna rispetto a ciò che si potrebbe pensare di chi vive in un piccolo centro di mare nel cuore della Maremma Toscana. A volte un pò sensibile al concetto di modernità che ti rifilano in tv, non esattamente cosmopolita. Ma tutto sommato si, moderna e pratica. Non ho amato il (lungo) periodo in cui sembravano tutte smaniare di smuovere il SUV per andare a prendere il bebè a scuola a 500 passi contati da casa o scapicollarsi in agenzia a prenotare vacanze ultra-cafonal a Sharm-el Sheik, finte come le Barbie da collezione. Ma quel periodo mi sembra tutto sommato passato e passè. Arrivano i tempi di crisi e la donna orbetellana si riplasma a loro immagine e somiglianza: pragmatica, più parsimoniosa, onesta nell'ammettere il momento durissimo e "basta co ste stronzate Hello Kitty che fra l'altro non s'affrontano..Di scarpe ti metti queste e non rompere i coglioni". Una donna soventemente conservatrice se è vero che proprio noi costituiamo sta specie di pecora nera nel sinistrorso panorama socio-politico toscano più in generale, ma non ottusa, non estremizzata nelle convinzioni, neppure remotamente razzista eccezion fatta per qualche raro esempio più ascrivibile a patologie di tipo psico-comportamentale che a ideologie vere e proprie.
Una donna attiva, che si tiene in forma, che frequenta le palestre in gran quantità e con grande slancio ma che ama mangiare, bisbocciare di quando in quando, la sagra, la cena con gli amici, lo sghiozzo di pizza sul Corso mezz'ora prima di cena. Animale sociale a dosaggio controllato, la donna di Orbetello esce volentieri, non si chiude, sta in piazza a chiacchera e passeggia volentieri tra le bancarelle del mercatino: ma francamente non è la donna da festa patronale col ballo liscio in piazza e cofana cotonata di fresco per l'occasione. Si ferma a guardare lo spettacolo, magari ne parla per giorni e spettegola con le amiche, ma lì per lì si scalda il giusto, applaude il giusto, e soprattutto assiste: non partecipa. Pubblico, niente ribalta. Ma ama ballare, quando può và, frequenta corsi di ballo e finalmente esce un'oretta la sera proprio per la lezione di social-dance (sic), cosa assolutamente impensabile fino a una quindicina d'anni fà, e caparbissima nel coinvolgere in questo il marito che dall'alto della propria leggiadria in pista se ne rimarrebbe volentieri a casa a guardare le farfalline di Belen in tv ma "se non vieni te vado da sola" e allora vai col tarascone alla Bocciofila. Religiosa, non bigotta: si alla processione quasi come statement sociale, segno di disponibilità e cuore, mai di devozione cieca e senza interrogativi: madonne umanissime che a volte sbuffano un pò, non Madonnine del Petrolio che piangono, sanguinano, appaiono, scompaiono e ne fanno di ogni. Queste attitudini sono assai più facilmente riscontrabili in posti e luoghi contigui al nostro, ma niente nomi nè indicazioni nemmeno sotto tortura. La reliquia da conservare in casa una settimana ciascuno con relativo pellegrinaggio di pettegolezzo e preghiera a casa di questa e quell'altra da queste parti hanno la stessa aderenza alla realtà che può avere Star Trek negli episodi più gagliardi. Altrove, invece, queste cose acchiappano e come. Una mamma che cresce i figli consapevole di farlo in un luogo tutto sommato salubre e non particolarmente a rischio, anche se poi il colpo di merda del figlio dibosciato ti tocca a Neghelli come a La Cruz se la sfiga ti perseguita, e che perciò non eccede in paranoie e morbosità su sesso disinvolto e canne a go-go perchè sa che tanto l'adolescenza dei figli non è mai una passeggiata di salute, e le esperienze i figli se le fanno che a noi e a Giovanardi piaccia o no. Ma il sapere che il tutto avvenga praticamene sotto casa in un paese che dimostra una certa ostilità e non solidarietà verso gli stili di vita un minimo estremi, la tranquillizza in parte e la rende una mamma più tollerante e comprensiva che altrove. Poi però ti fermi un attimo, rileggi quello che hai scritto e capisci che se avessi descritto la donna di, che so, Orvieto anzichè Orbetello, ne sarebbe venuto fuori un ritratto assolutamente somigliante se non identico. Perchè questa di cui sopra è forse più in gererale la donna italiana dei nostri giorni e la donna orbetellana lo è: la donna italiana dei nostri giorni, con la dolcezza e gli spigoli, gli slanci e i limiti, i sussulti e le arrese che non cambiano da città a città, di regione in regione. Ma avendola frequentata per tanti tanti anni, ormai, e facendomi per un attimo drammaticamente serio, una caratteristica che invece è veramente tipica della donna di qua, di cui ho sempre fieramente riferito e raccontato nei miei periodi di migrazione a chi la donna orbetellana non l'ha conosciuta personalmente, che comprende una gamma di nomi, età, condizioni e realtà che vanno da mia madre, passando per le amiche, arrivando alla ragazza giovane con la quale condivido l'esperienza Laguna Trend, è quella caratteristica che è speciale proprio perchè noi siamo nati e cresciuti in un piccolo centro, in una terra, quella di Maremma, dove la gente ha fama di essere dura e poco ospitale, dove di stimoli esterni ne arrivano col contagocce e dove non sempre è possibile andarseli a cercare fuori: l'apertura mentale. Questa si congenita, ambientale, di specie, antropologica o chissà cosa, che le caratterizza tutte con poche, rarissime eccezioni. L'apertura mentale: che non te la garantisce il vivere a New York nè il laurearti alla Bocconi, non te la garantisce il talento da artista nè un credo religioso a-la-page. La donna orbetellana decide di esserlo, aperta, perchè qui è cosi che va e non ci sono altre opzioni. Altro che provincia, altro che paesino di mare, altro che Maremma. La donna orbetellana è di mente così aperta da renderle agevole e sopportabile doversi confrontare con mentalità e stili di vita, come quelli di chi scrive, che non potrebbero essere più distanti da lei, e trovarlo pure utile e gradevole. Rispetto.

lunedì 5 marzo 2012

In risposta a Angela Vitaliano sul Fatto Quotidiano blog

Sottolineare che a un eterosessuale non sia richiesto "sventolare" è furbetto e fuorviante, a conferma di una beatitudine, quella di Dalla, che già gli avete conferito ma che sotto questo particolare aspetto a mio avviso è tutt'altro che meritata. Non mi sembra esattamente la stessa cosa la posizione di un gay potente, talentuoso e ossequiato rispetto alla vita privata di "qualsiasi" altro eterosessuale. Di sicuro non per gli adolescenti gay, non per la situazione dei conviventi gay, non per l'omofobia. Cause alle quali Dalla si è guardato dall'immolarsi. E per carità, chi lo obbligava.
Lucio Dalla non ha fatto outing perchè non poteva farlo, perchè noi per noi caso mai facciamo coming out. L'outing per Dalla e tutto il conclave dei pavidi dello showbusiness avremmo dovuto farlo noi, possibilmente con più chiasso di quanto in Italia non ci siamo mai presi il disturbo di fare. Perchè a prescindere da tutte le chiacchere di voi anime belle su riservatezza e "esibizionismo" (sic) chi tace e fa l'indiano avvelena anche te. Digli di smettere.
Ps: "..non affermando ne negando..". Ma vai via..

lunedì 27 febbraio 2012

" WIDG – LA TV CHE VORREI. PERCHÉ SÌ" Nel nostro piccolo anche noi di Talk!

PER ADESSO ADERIAMO! E pian pianino cominciamo a organizzarci. Anche e soprattutto per lei: la divina dell'Etere Katerina Kazzo Kollovati (scherzo. Facciamo i seri una volta..)

venerdì 24 febbraio 2012

sabato 18 febbraio 2012

La strafattona.


Mentre si svolge il rito funebre per Whitney, mi viene in mente un episodio di alcuni anni fa. Arrivò come una mega star, fra gli ospiti d'onore. Eppure aveva registrato un solo album. Il successo del quale però fu tale da sbaragliare ogni precedente record di vendita per un album di esordio. A San Remo cantò e cantò dal vivo: il successo fu tanto e tale che Pippo Baudo, da grande intrattenitore qual'è, prese una decisione senza precedenti. Chiese a Whitney un bis: lì, su due piedi. Lei sorrise, e da grande professionista, ricantò di nuovo la canzone. L'Italia intera (l'unico paese che ancora non era capitolato alla nuova star) quella sera s'innamorò di quella giovane, bellissima diva americana dal talento immenso. Quel momento fa indelebilmente parte della storia del festival. Io credo che in questo festival ci sia stato un attimo di silenzio assordante, sfuggito ai più: il mancato tributo a quella signora. I dirigenti mezze calzette Rai hanno forse ritenuto opportuno non omaggiare una strafattona. Senza considerare che quel festival è una manifestazione MUSICALE. E, parlando di musica, se prendessimo TUTTI quelli che sono passati da quel palco in queste sere e li mettessimo dentro un contenitore e scecherassimo ben bene, non otterremmo un centesimo del talento della strafattona. Dolcecazzonera docet. RIP Whitney


su Facebook: " Sei sempre capace di scuotere i nostri animi con parole straordinariamente sensate....bravo Dani, mi hai fatto venire il magone..."
Grazie Ale.

giovedì 16 febbraio 2012

Twitter? Rimandati a settembre..


Nei tg, sui giornali, nei talk, OVUNQUE, si fa un gran parlare di questi benedetti Tweet: un programma non ha successo se non lo si commenta con i tweet, Madonna al Superbowl record di tweet, la "crème de la crème" (sic) dell'Italia che conta segue si San Remo, ma per commentarlo con i tweet. Scandali, manifestazioni, eventi, trend: tutto deve essere amplificato dai tweet, sennò praticamente non esiste. Ho detto, tempo fa che ho un po faticato a "ingranare" con Twitter ma che poi l'ho trovato molto intrigante, molto coinvolgente. IL 50% dei miei post arrivano direttamente da Twitter: sono arrivato pubblicare notizie praticamente in presa diretta grazie alle agenzie che seguo su Twitter (un esempio? Purtroppo la Concordia, ma anche la "farfalla" di Belen..). Poi però tra un vip, un'agenzia, un politico che ammiro, un Adrea Scanzi e un'Emergency, tra un Nicola Savino e una Lady GaGa, la verità è che non seguo e non sono seguito da praticamente nessuno DI QUI, delle nostre parti, se non uno sparutissimo gruppettino che si conta sulle dita di una mano. I tg parlano di Twitter, non di Facebook, per esempio. Anzi, diciamocelo: Facebook sul web adesso ha un pò la fama del social dei ragazzini e delle squinzie. Non è vero, per carità. Ma questa è l'impressione che si ha, qui sul web. E allora perchè dobbiamo essere gli ultimi? Perchè dobbiamo per forza fare sto sfoggio di "provincialismo telematico"? Su: fatevi un account, imparate a usarlo (non è subito facile, ma se l'ho fatto io..): il trucco è twittare e soprattutto RETWITTARE e rispondere ai tweet, sennò non ti si fila nessuno, e il gioco è (più o meno) fatto. Perchè certo mi fa piacere che, che so, Wikileaks e Francesco Facchinetti, Il Popolo Viola e Chi Chi La Rue seguano Orbetellove. Mi farebbe però più piacere che questi e tanti altri seguissero Orbetello. Love o non love.

@Innocenteventi orbetellove

mercoledì 15 febbraio 2012

Katerina Kazzo Kollovati colpisce ancora.

Katerina Kazzo Kollovati oggi non è esperta di navigazione, ma esperta di musica. Puntualissima nella quotidiana apparizione fiume nel pomeriggio di Rai 2 non abbiamo capito a quale titolo, oggi distribuisce perle di acume e saggezza sul Circo Equestre San Remo. Lei commenta tutto e tutti. Con i nostri soldi. E' fantastica.

RAI 2: l'invasione degli ultra-corpus domini

Naturalmente su Rai2 uno spiegamento MILITARE di preti, semi-preti e compagnia pontificante, sull'attacco che Celentano ieri sera pare (non l'ho visto e non ho avuto nemmeno il dubbio..) sferrato contro Clero e dintorni. Con tanto di collegamenti video e audio. Una roba credo simile a quello che succede sulle tv dei paesi islamici e un tantino integralisti quando qualcuno parla troppo o a sproposito dell'Islam. Peccato però che a regola di bazzica noi siamo uno stato LAICO (sic..) e francamente a me del parere di parrocchiani e perpetue non me ne strabatte un cazzo. Eppure io il canone lo pago e sta schifezza va in onda credo pure coi miei soldi. Si affanna tanto sul come fare per sfilare la Rai dalle grinfie della politica. Non ci riusciremo mai. Ma soprattutto non riusciremo mai a sfilarla dalle grinfie ingorde e arraffone del Vaticano. E questo, ahimè, è un fatto. Una di questi (non so a quale titolo parlasse) ha detto: io ho cambiato canale. Bè, non in molti visti, ahimè, gli ascolti record. E anch'io vorrei cambiare canale. Senza però correre il rischio di imbattermi ovunque e in ogni dove in anime pie e chierichetti che farneticano sulla TV PUBBLICA di una religione con la quale io ho IL DIRITTO di non voler avere niente a che spartire. Con rispetto.

martedì 14 febbraio 2012

PETIZIONE PER LE DIMISSIONI DI UN OMOFOBO. (Con un click..qui!)


CLICCA NELLA FINESTRA PER FIRMARE LA PETIZIONE CHE CHIEDE LE DIMISSIONI DI UN ALTRO STRONZO OMOFOBO DA CUI L'ITALIA SERIA HA VERGOGNA DI ESSERE RAPPRESENTATA

lunedì 16 gennaio 2012

Concordia è la parola giusta.


Una di quelle sciagure importanti, che fanno il giro del mondo, di cui i media si occupano per giorni, una di quelle che siamo abituati a vedere in tv stavolta ci ha riguardato molto da vicino. Al momento in cui scriviamo questo post, non c'è purtroppo molto da aggiungere. Solo una cosa, con sincerità e senza la retorica che, ne converrete, non ci appartiene e che lasciamo volentieri ad altri. Ci rendiamo portavoci, siamo sicuri, del sentire di tutti esprimendo un grande, grandissimo grazie alla gente del Giglio, di Porto Santo Stefano (del cui sindaco, però, non abbiamo amato la spocchia fuori luogo nelle interviste tv ("..ho allertato il MIO staff, quelli SOTTO di me.." senza uno straccio di grazie a chicchessia..)e anche di Orbetello, che hanno dimostrato una instancabile solidarietà e operosità che ci rendono assolutamente fieri.
Sentiamo dire di medaglie al valor civile che ci sembrano appropriate a prescindere dall'emotività del momento. Ma quella superlativa imbarcazione, la Costa Concordia, non poteva avere un nome più appropriato al suo destino: concoUn abbraccio ai nostri due paesani Giovanni e Solidea, coinvolti loro malgrado in questa tragedia, con l'augurio che il tempo li aiuti a rasserenare il ricordo di quei momenti veramente spaventosi, e un appello a chiunque possa raccoglierlo: sentiamo parlare di post Facebook nei quali si preannunciava il "saluto" ravvicinato della Concordia, anche se poi abbiamo assistito a questo brutto cascare dalle nuvole da parte di praticamente chiunque: fate chiarezza, in modo che non succeda più.rdia. Ne abbiamo vista veramente tanta. Una comunità così piccola, quella gigliese, così impreparata soprattutto in questo periodo dell'anno a fronteggiare un'emergenza di simili proporzioni, che invece ha tirato fuori il meglio del meglio di sè, facendo e facendoci fare un figurone agli occhi del mondo, dopo giorni e giorni di giornali e tv impestati di spazzatura tipo vacanze a scrocco nell'hotel da nababbi e atterraggi belneari spericolati che nemmeno l'Isola dei Famosi da parte di degni rappresentanti della parte più cafona e impresentabile del nostro paese.

lunedì 2 gennaio 2012

Gli unici senza una festa. CHE TRISTEZZA..

Probabilmente sarà proprio così. Forse siamo gli unici che non potevano permettersi uno straccio di festicciola in piazza, la notte di San Silvestro. Probabilmente era questo il segnale da dare: vi stiamo chiedendo tanti, tanti sacrifici ( e il bello ha da venì) e in cambio il nulla cosmico,
neanche due cazzi di focherelli d'artificio o un po di musica, cioè, non una roba da decine di migliaia di euro che nessuno chiede, ben inteso, bensì anche solo un pretesto per dire "andiamo in piazza" perchè bambole, non c'è una lira. Non ci sono soldi: quest'anno abbiamo risparmiato persino sul pranzo di Natale, cosa che gli italiani non erano proprio avvezzi a fare (ma i dati rilevati sono raggelanti: sino al 35% in meno rispetto agli scorsi anni!), grasso che cola se ci possiamo permettere un cenone o un salto al ristorante. E poi? Se non si è giovani o adulti abbastanza da andare a Roma, o in una discoteca, cosa? Niente. Ognuno a casa sua e chi vuole Cristo se lo prega. Peccato: per la prima volta da anni a questa parte avremmo imbroccato una bellissima nottata: fredda, calma e stellata. La perfetta notte d'inverno.
Ci sono le risorse locali, senza stare a scomodare le agenzie che per quella notte ti spennano più di quanto già non facciano di solito: ci sono i dj, i musicisti, i bar e i ristoranti, la radio, presentatori e conduttori. Abbiamo tutto quì. Bastava una chiamata a raccolta, e l'appello a muoversi un pò per Orbetello e gli orbetellani senza richieste esose. Non credo che sarebbe caduto nel vuoto. Chi avrebbe dovuto pensarci? Associazioni? Pro-loco? Assessorato? Non lo sappiamo e neppure ce ne frega granchè. Di fatto, dai risultati si direbbe che nessuno si sia preso troppo il disturbo. E credo che questa sia l'unica spiegazione per quella che è una delle notti di San Silvestro più tristi dell'Italia centro-peninsulare, cioè la nostra. E spero che la spiegazione sia proprio sta distrazione, st'amnesia di tutti. Perchè alla storia dei soldi, cioè che i soldi per raffazzonare un cazzo di festa mancavano SOLO a noi, bè: a questo, per quanto mi sforzi, continuo proprio a non crederci.

mercoledì 28 dicembre 2011

bella roba..

mi permetto di insistere. Sta Radio Capital TV è veramente strepitosa. Solo musica, niente pubblicità (tenete duro: il canone lo paghiamo piu volentieri a voi!): un pizzico di 60 con filmati pure piuttosto rari (i video non esistevano..), molti 70 specie i tardi, e un po di 80. Video ufficiali o da apparizioni tv e live, ache rari. La notte poi è pure un po meno "maranza": bella in sottofondo e bello guardarla. Si gli Chic ma My Forbidden Lover, Village People si ma Five O'Clock in the Morning, anzichè le "solite". E Stephanie Mills, Dusty Springfield, Paul Davies: wow, chi cazzo l'aveva mai vista sta roba in tv!?! Se avete "poco più" di 20 anni.. don't miss it. Canale 158 digitale terrestre.


abbiamo ricevuto questo commento:
Da urlo davvero!!! Ma anche la radio merita (ed in particolare Vibe di Oldani che ricorda in parte la playlist delle mitiche Radio Faro/Europa :-) ) Andrea

Grazie per le "mitiche".. Bene o male credo anch'io che lo fossero. Sono un fan di Radio Dee Jay perchè da "intrattenitore" preferisco le radio con intrattenimento pesante e meno musica. E alcuni dei loro sono fortissimi (secondo me Linus-Savino, per esempio). Purtroppo però ogni tanto mettono musica.. Ma nelle occasioni conviviali, tipo cene con gli amici, feste e cose così, sempre e solo Capital, che ho tra l'altro consigliato a tutti i miei amici che hanno attività con musica in sottofondo (ristoranti, shops etc). E a casa in sottofondo, quando sono al computer, sempre Radio Capital tv. Solo ieri sera ho visto delle cose che pensavo non avrei mai visto su qualsiasi tv al mondo..

grandissimi figli di mignotta

AMICIMICI orbetellove
137 segnalazioni di abbandono di cani, questo Natale, rispetto alle 36 dello scorso anno. Per lasciare un cane (magari abituato al calore di una casa) per strada, abbandonato a se stesso, con questo freddo, bisogna avere LA MERDA al posto del cuore. Per quanto ci riguarda, auguriamo a questi signori di non arrivare al conto alla rovescia.
Credo questo mondo non abbia bisogno di questo pattume. Ce n'è gia in sovrabbondanza.


IMBECILLE 2011


QUESTO ROTOLONE DI MERDA (che rideva del terremoto de L'Aquila e l'altro ieri è sbarcato con l'elicottero in uno stabilimento a Ansedonia) LO ELEGGIAMO "IMBECILLE DELL'ANNO" 2011.

martedì 13 dicembre 2011

dicembre 2011

Questo non è un disco di Natale..


La storia delle canzoni e dei dischi di Natale è vecchia come il Natale stesso, e molto sovraffollata. Pure troppo, aggiungerei. Le canzoni sono sempre quelle (gli standard natalizi, appunto) da milioni di anni e solo rarissimamente qualcuno riesce a sfornarne una che lo diventi a sua volta: in tempi recenti (si fa per dire..) George Michael, Mariah Carey, e pochissimi altri sono riusciti laddove hanno fallito dei veri giganti del pop e della musica in genere, cioè realizzare un disco che diventi così popolare da tramutarsi a sua volta in un classico della canzone natalizia. La maggior parte dei "christmas album" il piu delle volte sono, diciamocelo, esercizietti leziosi e appena appena sopportabili di rilettura delle solite cose in qualsiasi possibile e immaginabile salsa, tanto perchè un grosso nome a Natale vende sempre e bene, e allora perchè no. Talvolta non manca la classe, non mancano gli arrangiamenti extra-lusso, non manca il singolo che si affaccia nelle top 40, ma finito il panettone chi se li ricorda più.
Un bel giorno arriva nei negozi di tutto il mondo "A christmas gift for you from Philles Records", in seguito ripubblicato con il nome del produttore al posto di quello della label: Phil Spector. Era il 1963.
La formula era più o meno quella ancora oggi saccheggiatissima: una canzone originale e una manciata di covers dei pure-troppo-sempre-verdi. E da lì la musica pop non fu più la stessa.

Un mezzo fiasco commerciale nell'anno della pubblicazione (per merda uscì nel giorno dell'omicidio di John Kennedy), un cult assoluto e finalmente best seller negli anni a venire.
Il brano originale aggiunse alla canzone natalizia un ingrediente sino ad allora impensabile per il genere: la potenza. L' interpretazione da gelare il sangue della futura signora Spector Darlene Love di uno dei piu bei brani pop degli interi 60, e si che non ne mancavano, Christmas baby please come home (in seguito ripresa tra gli altri da U2, Mariah Carey, Cher), e una compattezza sonora e irruenza ritmica tali da finire con l'essere archiviati negli annali della storia del pop come "wall of sound", muro del suono, da lì in poi ufficialmente lo slogan del geniale, contesissimo e discusso produttore.
Surreali covers dei classici, divertenti e divertite, persino irriverenti rispetto a quello che la tradizione musicale natalizia era stata sino a quel momento, ad opera del team di pupilli di Spector (Crystals, Ronettes e la Love su tutti) a quei tempi star delle charts: una strabiliante performance vocale per White Christmas, di nuovo della Love, una contagiosa Sleigh Ride delle Ronettes con un break orchestrale da accapponare la pelle, il delirante monologo finale per saluti e ringraziamenti dello stesso Spector su Silent Night in chiusura di album, le perle di un disco bello nella sua interezza, eterogeneo, mostruosamente innovativo, commovente e fun allo stesso tempo: genio pop assoluto.
Rolling Stone lo ha inserito fra i 500 album più grandi di tutti i tempi, uno che la musica pop ha contribuito a inventarla così com'è oggi, ovvero Brian Wilson, lo menzionava come suo favorito assoluto, Bruce Springsteen lo ha idolatrato e dal vivo saccheggiato quanto ha potuto, e la Motown ci ha provato: ma nonostante l'aver portato il pop a livelli raggiunti quasi mai prima e quasi più dopo, dovette arrendersi: un album di natale così nella storia della leggendaria etichetta di Detroit non ci fu mai. Inutile poi ricordare che dopo questo album Phil Spector ricevette una telefonata da Liverpool. Il resto è storia e la conosciamo.
Perchè parlare di questo disco su Talk? Perchè è Natale, e averlo in sottofondo nei momenti speciali di questo periodo dell'anno è fantastico. Ma soprattutto (quando fra qualche settimana la festa più bella dell'anno sarà solo un ricordo) perchè ancora oggi non riesco a perdonare al mio paese il fatto di essere uno dei pochi al mondo a cui questo capolavoro è criminosamente sfuggito quasi in toto. E non è mai troppo tardi per scoprire, finamente anche noi, di avere con pochi euro l'opportunità di mettere tra le nostre cose un pezzettino di storia dell'arte pop e della sua cultura. Buone Feste.

lunedì 12 dicembre 2011

on the radio..

per 25 anni tutti i giorni al microfono dicevo "spegnete la tv e accendete la radio". Ora che non ho piu un televisore funzionante in ogni stanza, dopo il passaggio al digitale terrestre, facendo le cose con una bella radio in sottofondo mi rendo conto che forse proprio torto non avevo..


sabato 10 dicembre 2011

faccia a culo


Anna Paola Concia:
L'ICi alla Chiesa era un tabù e non era all'ordine del giorno. Ora lo è grazie a tutti coloro che lo hanno denunciato in vario modo. E non siete contenti?

Innocenteventi:
TABOO CHE IL TUO PARTITO NON HA FATTO UNA BEATISSIMA MINCHIA PER INFRANGERE. E NON SEI CONTENTA?..