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martedì 26 marzo 2013

IL MERCATO DELLE VACCHE


Capiamoci subito: io non ho proprio nulla contro le "troie". A me stanno simpaticissime: sia che lo siano per diletto che per professione.  A patto che abbiano scelto di esserlo, senza che qualcuno si sia preso il disturbo di farlo per loro.
Le trovo persino più simpatiche di quelle che troie non lo sono mai state, neanche una sola volta nella vita. Credo che gli appetiti sessuali, il sesso come veicolo di puro piacere siano doni. E doni di cui sono stati equamente omaggiati sia gli uomini che le donne, etero e gay.
Ma il ruolo che è stato confezionato per le donne (non dalle donne) è un altro. Non che l'istinto materno e la propensione alla famiglia siano uno scherzo: tutt'altro. Innato il primo, culturale-storico-religioso l'altro, ma realissimi, veri, tangibili  a prescindere. Entrambi.
Rimane il fatto però che una donna che si concede un pò di troiaggine, magari  prima di ottemperare i doveri materno-casalingo-familiari  che le abbiamo premurosamente rifilato senza troppe altre opzioni di scelta è una poco di buono. Mentre il puttaniere compulsivo pre, post e durante gli impegni patriarcal-genitoriali  è tuttalpiù una simpatica canaglia.
Non so quanto siano "offensive e inaccettabili" le parole pronunciate  dall'assessore Franco Battiato. Di sicuro non perle di poesia post-moderna di cui peraltro  trasudano le sue fantastiche canzoni. Ma diciamocelo: quanti di noi non hanno mai pensato esattamente la stessa cosa?
Io non so quanto siano da ritenere "offensive e inaccettabili" le parole di Battiato. So però quanto sia stato offensivo e inaccettabile vedere le istituzioni del mio paese in mano a certi indivudui, alcuni (alcune) dei quali inequivocabilmente troie, stando al senso comune che si ha di questo termine.
So quanto sia stato offensivo e inaccettabile il ruolo che la donna ha avuto per decenni nelle tv del Cavaliere Maskarato, che delle istituzioni repubblicane è stato persino massimo esponente, e nella tv di stato una volta militarmente occuata da nani e ballerine ascrivibili all'entourage dello stesso . Non soubrette (termine nobile, non equivochiamo: Delia Scala era fiera di esserlo) ma veline, letterine, meteorine, sculettine, sgomitine e, permettemi, troiettine di ogni risma. Spesso la peggiore. Quella monopolizzata da Lele Mora e lerciumi simili.
Io sono un ossequioso del nudo, della sessualità nell'arte, nella comunicazione, nella creatività. Anzi, coloro che il nudo e la sessualità li hanno usati come arma proprio per scardinare, per provocare, per colpire una società culturalmente sessista, sessuofoba, bizzoca e talebana sono i miei preferiti in assoluto. E lo erano già quando ero poco più che bambino. I Pasolini, i Warhol, i Ferreri  ma perchè no i Brass (il suo "Io, Caligola" è il mio film preferito in assoluto).


Ma quelle in tv erano schifezze, porcate, la quintessenza del trash, dell'umiliazione, della mortificazione del corpo e soprattutto dell'intelligenza delle donne, di tutte le donne: le nostre sorelle, mamme, fidanzate, amiche, colleghe. Quello era il mercato delle vacche. Quello si offensivo e inaccettabile.
Le alte cariche dello Stato, del mio Stato, in mano a pregiudicati e mafiosi giudicati tali dalla legge dello Stato salvo provvidenziali prescrizioni, corruzioni e leggi e leggine shrink-to-fit.
Questo si è stato offensivo e inaccettabile per me. Non ho mai trovato spiritoso niente di tutto questo. Non ci ho mai scherzato su. Non ci ho mai fatto l'abitudine. Ogni avvenimento, ogni fatto, ogni immagine, ogni parola in questo senso mi facevano trasecolare.
Forse il termine non era consono a una figura istituzionale (un assessore regionale ) nè alla location (il Parlamento europeo). Ma non prendiamoci per il culo. Il senso era chiarissimo. E,  per quanto mi riguarda, condivisibile.


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