LABELS

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giovedì 31 dicembre 2015

auguri..

Io credo che un anno sia un arco di tempo sufficientemente lungo da poter contenere in eguale dosaggio momenti belli e merda totale. E' andata così quest'anno e con ogni probabilità andrà così il prossimo, per quasi tutti. 
Solo qualcuno riuscirà a vivere il momento della sua vita, solo qualcun altro se la vedrà veramente brutta. Le eccezioni. 
Perchè per tutti gli altri sarà un anno di ups and downs, di bello e di brutto, di serenità e incazzature. Però è bello esserci, nonostante tutto. 
E' quello vi auguro: di esserci. Fortemente, con tenacia e a voce alta. Abbiamo un'unica grande occasione per farlo: la nostra vita. E allora perchè no? 
E' bello esserci. Ed è bello far sapere a tutti che ci siamo. 
Auguri, Daniele.


domenica 27 dicembre 2015

bebè in allivo..

svolta epocale in Cina. Dopo ben 35 anni, dal primo gennaio cadrà l'obbligo imposto dal governo di non procreare più di un figlio (e preferibilmente maschio) a coppia. Senza scialare, o fare come la mia adorata mamma che ne ha messi al mondo una mezza squadra di calcio, le coppie cinesi potranno averne due (sempre possibilmente maschi, prego).
Dietro il pluridecennale divieto del partito comunista il tentativo di contenere gli effetti di una sovrappopolazione che avrebbe potuto raggiungere livelli terrificanti, ma anche una miriade di tragedie indicibili con aborti, licenziamenti, pestaggi e sparizioni di nascituri (appunto soprattutto femmine) su cui non c'è veramente da scherzare.
Ma un pochino si, dai. Nella fattispecie, per i miei gusti erano già troppini quelli che abbiamo adesso, che se in questi giorni respiriamo merda di cammello liofilizzata invece dell'aria, camminiamo a dicembre tra nugoli di libellule svolazzanti e germogli in fiore, facciamo lo slalom tra un nubifragio epocale e l'altro, e schiattiamo di cancro come se non ci fosse un domani (e purtroppo per quasi 70.000 solo quest'anno un domani non c'è davvero) è praticamente solo colpa loro e del loro commovente amore per il pianeta. Che se ad andare caramente in culo all'ambiente sono gli abitanti del Liechtestein è una fregna, se sono un miliardo e trecento milioni di cinesi è decisamente un'altra. E per di più mi chiedevo: quanti cazzi di cani bisognerà scuoiare vivi ora, pel sfamale il doppio di adolabili nascituli?

sabato 26 dicembre 2015

il bestiario Rai Tre

Rai Tre, in entrambe le declinazioni nazionale e regionale, non ci priva mai e intendo mai del solito spottone pubblicitario ai circhi di merda, nella fattispecie deliziandoci proprio oggi con un intervista a uno dei boss del Medrano (come puoi capire un'intervista indispensabile alla completezza dell'informazione e l'attualità di oggi..).
Naturalmente parliamo della rete che da tempi immemori agisce sotto l'accogliente ala protettiva del PD o comunque si sia chiamato dal PCI a oggi, ovvero il partito dei cacciatori e dei torturatori d'animali.
Per un po' di voti voi ci incatenereste la mamma a una palla, insieme all'elefante. Fate ribrezzo.
ps: ma chiariamoci subito: anche le mamme che al circo ci portano i bambini secondo la mia personalissima opinione sono mamme di merda.

lunedì 21 dicembre 2015

"what Christmas means to me.."

questi sono i giorni che preferisco. L'attesa, l'atmosfera. Purtroppo (o per fortuna) non posso godere della valenza religiosa o spirituale del Natale. Ho smesso di credere in Dio più o meno quando ho smesso di credere a Babbo Natale. Ma mi piace. Cioè, dicevo appunto, mi piace l'attesa. Pur con un approccio assolutamente laico, non ho mai neppure provato a opporre resistenza al fascino che questa festa esercita su di me. Cioè, non mi sono mai detto "non credo, perciò il natale non ha nessuna importanza". No. Credo realmente che sia una festa importante. Che ne so, la festa del volemose bene, della famiglia, dello stare con le persone che si amano a prescindere dal grado di parentela, o più verosimilmente della pace. La festa di un giorno di pace. Gli uni con gli altri. E non parlo di pace nel mondo, amore universale o pippe di questo genere. Parlo del collega di lavoro, del vicino di casa, della zia, dei carabinieri, del farmacista. Quando cioè per un unico specialissimo periodo dell'anno l'unico mood che ti sentiresti di condividere con tutti è di serenità, di vicinanza, di allegria. Di positività, per usare un termine da cartomante tv di serie c. Senza un reale perchè, ma solo perchè è così. Perchè per un unico specialissimo periodo dell'anno tutto ti invita a dismettere per un attimo l'antipatia, l'intolleranza, il fastidio, il disprezzo. Tutto contribuisce: le luci, le vetrine, gli addobbi, l'albero di natale, i cori, i presepi. Tutto è talmente così conciliante, così pacifico, così tranquillo che non trovi proprio posto per tutta la roba brutta di sempre nel tuo approccio con gli altri. Lo archivi per un attimo. Lo iberni. Per poi scongelarlo il 26. Chiariamoci: detesto gli sbaciucchiamenti, gli AGURI rigorosamente senza u, i "se non ci vediamo ti faccio gli auguri": se non ci vediamo spero di cuore dipenda da te. No, non questi cerimoniali fasulli, questo rituale vetusto, questa melassa, questa ipocrisia pesante come una fagiolata: mi piace quella leggerezza, quel pensare che per qualche giorno si può provare a non pensare alle rogne, alle rotture di coglioni, alle persone spavaldamente sgradevoli che fatalmente popolano le nostre esistenze e piazzarle lì, in stand-by per un po. Non mi piace l'usanza dello scambio di regali, quando cioè con grande trasporto regali qualcosa di bello ad un paio di persone speciali e un defluvio di favate brutte e inutili a tutti gli altri solo perchè qualche favata brutta e inutile loro dovranno regalarla a te, che riuscirei a sentirmi più appagato pure se quei soldi li spendessi per andare a troie. Ma tutto il resto mi piace. Mi piace davvero. Persino le canzoni di natale. A me piacciono pure quelle. Peccato però, dicevo appunto, mi piaccia tutto tantissimo esattamente sino alla notte del 24. Quello che segue sono una serie di domenicacce pallose, interminabili, magari in posti dove non vedi l'ora di andartene, con persone che se i salamelecchi e i convenevoli finissero tra un minuto sarebbe sempre un'eternità troppo tardi. Senza il Trio Medusa che mi fa fare due risate al mattino appena sveglio, senza il brusio di Linea Notte in sottofondo prima di andare a letto, senza Paolo Sottocorona e le sue previsioni meteo, persino senza Chi l'ha visto, e tutte queste cose che con discrezione, un po' in sottofondo scandiscono il mio tran tran. Dal 25 in poi voglio solo che tutto passi il più rapidamente possibile, non sopporto più davanti agli occhi addobbi, alberi, lucine e lucette e non vedo l'ora di passare oltre. Ma sino alla notte della vigilia mi piace. Mi godo l'atmosfera, mi gusto il sentirmi un po' più in pace col mondo (ma non come le sgallettate di Miss Italia: intendo il mio mondo), mi godo i vecchi standard di Darlene Love, aggiungo qualche palla all'albero e scatto qualche foto alle luminarie delle vie del centro. Ho un rispetto ossequioso per chi la pensa diversamente, ma per me la notte di natale non è nato assolutamente nessuno. Ma questo non mi impedisce per un po' di essere un po' più aperto, conciliante, disponibile, empatico. Che è quello a cui dovrebbe servire lo spirito religioso. Qualsiasi spirito religioso. Che invece finisce puntualmente con il servire all'esatto contrario. Per questo grazie, ma mi tengo il mio natale laico. Quello in cui l'unica cosa che nasce la notte del 24 è un'irrefrenabile voglia di levarmi dai coglioni qualcosa che sino a un istante prima mi piaceva.
 Tanti auguri. Con la u.


mercoledì 16 dicembre 2015

le palle di natale..

il solito film di Pieraccioni, 
la solita canzoncina scassacoglioni di Bauli, 
il solito libro imbarazzante di Fabio Volo, 
 il solito discorso soporifero del presidente della Repubblica, 
il solito concerto di natale con Paolo Vallesi e Amii Stewart scongelati per l'occasione, 
il solito speciale oroscopo duemilaqualcosa di quella poraccia di Paolo Fox, 
il solito disco di quella nullità cosmica di Michael Bublè, 
la solita faccia di merda di Marco Carta sulla confezione del pandoro Melegatti etc etc etc 
Siete sicuri che il natale sia la festa più bella dell'anno? Perchè stando così le cose a me sembra una cagata invereconda..


domenica 13 dicembre 2015

Questo non è un disco di Natale..

lo ripubblico tutti gli anni, così: para para. 'Cause it's worth it..


La storia delle canzoni e dei dischi di Natale è vecchia come il Natale stesso, e molto sovraffollata. Pure troppo, aggiungerei. Le canzoni sono sempre quelle (gli standard natalizi, appunto) da milioni di anni e solo rarissimamente qualcuno riesce a sfornarne una che lo diventi a sua volta: in tempi recenti (si fa per dire..) George Michael, Mariah Carey, e pochissimi altri sono riusciti laddove hanno fallito dei veri giganti del pop e della musica in genere, cioè realizzare un disco che diventi così popolare da tramutarsi a sua volta in un classico della canzone natalizia.
La maggior parte dei "christmas album" il piu delle volte sono, diciamocelo, esercizietti leziosi e appena appena sopportabili di rilettura delle solite cose in qualsiasi possibile e immaginabile salsa, tanto perchè un grosso nome a Natale vende sempre e bene, e allora perchè no. Talvolta non manca la classe, non mancano gli arrangiamenti extra-lusso, non manca il singolo che si affaccia nelle top 40, ma finito il panettone chi se li ricorda più.
Un bel giorno arriva nei negozi di tutto il mondo "A christmas gift for you from Philles Records", in seguito ripubblicato con il nome del produttore al posto di quello della label: Phil Spector. Era il 1963. La formula era più o meno quella ancora oggi saccheggiatissima: una canzone originale e una manciata di covers dei pure-troppo-sempre-verdi. E da lì la musica pop non fu più la stessa.
 Un mezzo fiasco commerciale nell'anno della pubblicazione (per merda uscì nel giorno dell'omicidio di John Kennedy), un cult assoluto e finalmente best seller negli anni a venire. Il brano originale aggiunse alla canzone natalizia un ingrediente sino ad allora impensabile per il genere: la potenza. L' interpretazione da gelare il sangue della futura signora Spector Darlene Love di uno dei piu bei brani pop degli interi 60, e si che non ne mancavano, Christmas baby please come home (in seguito ripresa tra gli altri da U2, Mariah Carey, Cher), e una compattezza sonora e irruenza ritmica tali da finire con l'essere archiviati negli annali della storia del pop come "wall of sound", muro del suono, da lì in poi ufficialmente lo slogan del geniale, contesissimo e discusso produttore.
Surreali covers dei classici, divertenti e divertite, persino irriverenti rispetto a quello che la tradizione musicale natalizia era stata sino a quel momento, ad opera del team di pupilli di Spector (Crystals, Ronettes e la Love su tutti) a quei tempi star delle charts: una strabiliante performance vocale per White Christmas, di nuovo della Love, una contagiosa Sleigh Ride delle Ronettes con un break orchestrale da accapponare la pelle, il delirante monologo finale per saluti e ringraziamenti dello stesso Spector su Silent Night in chiusura di album, le perle di un disco bello nella sua interezza, eterogeneo, mostruosamente innovativo, commovente e fun allo stesso tempo: genio pop assoluto. Rolling Stone lo ha inserito fra i 500 album più grandi di tutti i tempi, uno che la musica pop ha contribuito a inventarla così com'è oggi, ovvero Brian Wilson, lo menzionava come suo favorito assoluto, Bruce Springsteen lo ha idolatrato e dal vivo saccheggiato quanto ha potuto, e la Motown ci ha provato: ma nonostante l'aver portato il pop a livelli raggiunti quasi mai prima e quasi più dopo, dovette arrendersi: un album di natale così nella storia della leggendaria etichetta di Detroit non ci fu mai. Inutile poi ricordare che dopo questo album Phil Spector ricevette una telefonata da Liverpool. Il resto è storia e la conosciamo.
Perchè parlare di questo disco su Talk? Perchè è Natale, e averlo in sottofondo nei momenti speciali di questo periodo dell'anno è fantastico. Ma soprattutto (quando fra qualche settimana la festa più bella dell'anno sarà solo un ricordo) perchè ancora oggi non riesco a perdonare al mio paese il fatto di essere uno dei pochi al mondo a cui questo capolavoro è criminosamente sfuggito quasi in toto.
E non è mai troppo tardi per scoprire, finamente anche noi, di avere con pochi euro l'opportunità di mettere tra le nostre cose un pezzettino di storia dell'arte pop e della sua cultura.
Buone feste.

una recente interpretazione della leggendaria Darlene Love di "Christmas, baby please come home"
per lo show di David Letterman

il gorgo

il vortice abissale di degrado culturale in cui questo povero paese sembra essere risucchiato in modo ormai irreversibile è riassumibile in un unico, stringatissimo dato: il libro più venduto è l'ultimo capolavoro del maestro Fabio Volo.


these boots are made for..

se sta mega stronzata della Leopolda è una roba di sinistra io sono Nancy Sinatra.


domenica 6 dicembre 2015

allons enfants de la famiglie (Le Pen)..

mi mette tristezza il risultato elettorale francese. Ho sempre considerato la francia un paese moderno, lungimirante, aperto, non sessuofobo, non xenofobo, vaccinato ai fanatismi religiosi, democratico senza incidenti di percorso, e ho sempre avuto un po' di diffidenza nei confronti dei tanti stereotipi sui nostri odiatissimi "cugini d'oltralpe", per rimanere nei paraggi di qualche banalità.
Certo, è un paese grande, dalle mille sfaccettature, dal mediterraneo alle soglie del nord Europa, perciò ovviamente impossibile da inguainare in qualche sbrigativa etichettatura. Ma istintivamente ho sempre provato simpatia. Per la Francia intellettuale, per la Francia artistica, per la francia dello stile e della creatività. E della grande apertura mentale.
Per questo mi sconvolge un risultato elettorale che la catapulta, con tutta la sua storia da un secolo a questa parte, tra le repubbliche ex sovietiche che hanno optato per analoghe soluzioni politiche. Ma mentre in quei casi lo stupore non c'era, o era poco, in questo caso c'è eccome.
Un risultato elettorale gretto, claustrofobico, culturalmente poverissimo, anni luce dal pur retorico "libertè, egalitè, fraternitè". E un minaccia all'idea stessa di Unione Europea, idea per la quale malgrado tutto continuo ad avere un istintivo trasporto (a prescindere da quale sia la natura dell'attuale Unione) a favore di nuovi steccati, nuove chiusure, nuovi orticelli, nuove parrocchie, nuova diffidenza, nuovo provincialismo.
 Wow, che modernitè..

venerdì 4 dicembre 2015

fattore X? Questo ce l'ha.

Stamattina ascoltavo la radio e questo pezzo mi ha fatto drizzare le orecchie.
Ero convinto di stare ad ascoltare il nuovo disco di qualche grosso nome internazionale: pezzo elegantissimo, molto catchy, interpretazione da manuale, calibratissima, voce perfettamente in ruolo per l'atmosfera generale.
Ad un certo punto mi ha solo un po disturbato il brekkettino rap: forzato, inutile, vecchio come mia nonna, seppur realizzato e prodotto con maestria. Io produttore non gliel'avrei passato.
A questo punto penso si tratti di qualcosa di americano: gli inglesi non avrebbero inserito il brekkettino trito come il sale fino. Strano però: dall'accento avrei scommesso fosse inglese.
Perciò un po incuriosito attendo che Linus disannunci il pezzo. E onestamente rimango di stucco: quale americano, quale inglese: sardo! Tale Davide, uno dei semifinalisti di X-Factor, alle prese con l'inedito fresco di presentazione. Capperi.
Quest'anno non seguo il programma, non so chi sia Davide, sto solo giudicando con l'orecchio di uno che ha fatto radio per anni. Tanti, ahimè. È il giudizio è: cazzo..

lo sport dei rampanti

Su, atletucci cari di ogni disciplina, categoria, ordine e grado: perché non ci diamo tutti una regolatina? Possibile che, in un ambiente dove la spocchia moralista talvolta è persino superiore ai risultati conseguiti, ogni singolo cazzo di screening debba rivelarsi una Caporetto? E quali valori verrebbero trasmessi ai nostri figli da tutto questo, se è dato sapere: la fantastica capacità di saper sfidare con lealtà se stessi ancor prima che gli avversari, o il primadonnismo d'accatto, lo sgomitismo da selezione provinciale di Miss Padania? Perché per molt(issim)i di voi è così arduo comprendere che l'onere un po ingrato di rappresentare la dignità di questo paese agli occhi del mondo poggia anche sulle vostre belle schiene lucide e sudate?
 È vero, per ricorrere a qualche banalità, che generalizzare non va mai bene. Ma certi episodi ti fanno sospettare che in alcuni casi a generalizzare non si fa una lira di danno.