LABELS

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lunedì 31 dicembre 2012

un anno felice

il fatto che a noi non sia piaciuto non significa che sia stato un anno di merda. Secondo studi scientifici blasonatissimi il 2012 è stato L'ANNO CON MENO GUERRE, CON MENO FAME NEL MONDO, CON MENO MALATTiE E UNA PROSPERITA' MAI VISTA. Cioè, in soldoni, L'ANNO PIU' FELICE DI SEMPRE. Che poi a noi occidentali grassi, pigri, viziati, cafoni e spreconi non sia piaciuto, è un'altra fregna. Ciao, buon 2013 a tutti..

domenica 30 dicembre 2012

un anno di favolosità (1)

                                                          IL POLITICO DELL'A(N)NO
                                                     MICHAELA (con l'H) BIANCOFIORE
Prorompente come il suo decolletè sottoposto a qualche tagliando di troppo, ha invaso furibonda letteralmente TUTTE le tv e TUTTI i media del bel paese negli ultimi mesi, dalla rovinosa caduta del suo dio & padrone nello sconfinato pantano di merda che tutti sappiamo, sino allo tzunami planetario di spernacchi all'annuncio della ri-ri-ri-ri-ri-ri-scesa in campo.
 Totalmente incurante dell'ilarità cosmica
che il suo grottesco ometto ceralaccato stava scatenando in modo scientificamente virale,
disarmante nel suo sparare stronzate a difesa del benefattore a raffica, a perdifiato, come se non ci fosse un domani, 
gagliarda e impunita, strippata  nello Chanel-Via Montenapoleone da seimila cazzi di euro : Omnibus, In Onda, Agorà, Linea Notte, una boiata via l'altra che la Santanchè ci fa 'na sega, Mussolini CHI?, levatemi sta checca in salamoia di Capezzone dai coglioni, senti come si fà: 
Rai Uno,due, tre, sport e educational: COMUNISTI; Repubblica, Il fatto, Famiglia Cristiana e Nonna Papera Collection: COMUNISTI;  Gruber, Travaglio, Floris, Vespa, Licia Colò e Tata Lucia: COMUNISTI; Internet, Twitter, Facebook, Farmville e Leccate On Line: COMUNISTI; Boccassini, Ingroia, Davigo, Beatrice Dalia e i giudici di X Factor: COMUNISTI; Hollande, Merkel, Barroso,Obama, il Dalai Lama e il Capo-tribù dei Piedi Neri: COMUNISTI
Tutti comunisti. E di merda.
E quel Monti lì? Tasse, inflazione, disoccupazione, debito, IMU, ICI, IVA, SPREAD, SPRATT, BRUMM..
Mentre prima ristoranti pieni, otto cellulari nuova-generazione cadauno, posti di lavoro a milionate, masse deliranti accalcate negli aeroporti in attesa del primo buco libero per la Polinesia.  Brunetta, Minetti, Cicchitto, Signorini,  Germini, le De Vivo, Il Trota, Lele Mora e una sana, profumosa, inebriante alluvione di bagasce sculettanti,  sgomitanti, petulanti e tanto bisognose di amore. Cosa cazzo volete di più italiani ingrati, infidi e ricchioni?
Fantastica. Mai più senza.

HAPPY NEW YEAR!

un anno di favolosità..(2)

LA TV DELL'A(N)NO
Le sorelle Uallera di UN POSTO AL SOLE

Tre sorelle al prezzo di un'unica espressione fissa e perpetua cascasse il mondo (quella della foto), ma in compenso un italiano dilutito in una pittoresca fioritura di accenti che va dalla guardia carceraria di Poggio Reale 
 all'ammiraglia della Balduina (tanto per rendere credibile il fatto che nello sceneggiato di Rai Tre siano sorelle) con qualche pericolosa virata verso la sana, pecoreccia tradizione gergale del Frusinate post-latifondista.
Le ultime arrivate nel casato Palladini si meritano a pieno merito il prestigioso titolo di Personaggi Televisivi più inutili della Storia dell'Umanità.
Molto verosimilmente tre pacchettoni raccomandati, a vario titolo apparentate a qualche pesce grosso della politica Casertana in odor di camorra, che andavano piazzate e allora piazziamole e non stiamo tanto a girarci intorno. Dove? 
Ma in Un Posto al Sole. E dove sennò, il sempiterno sceneggiato partenopeo del palinsesto della fu Tele-Kabul, un programma cioè che (dati TV Talk alla mano)  vanta nella propria tifoseria percentuali bulgare di presenze femminili, quote rosa da capogiro che Emma Bonino può solo sognarsi la notte nel più ristoratore dei sonni, un oceano di dimensioni bibliche di casalinghe disperate, shampiste infoiate, e temerarie dello Zumba-dance di ogni risma, che evidentemente non potevano resistere un solo istante in più senza l'arrivo nel loro polpettone tv preferito di tre mega-sorche senza arte ne parte, espressive come un elettrodomestico Whirlpool, di cui non gliene ne può umanamente fregare un cazzo a nessuno.
Gli sceneggiatori li porto caramente nel cuore: non deve essere stato un lavoretto da niente inventarsi un qualsiasi perchè per queste tre nullità cosmiche: madri freak che appaiono e scompaiono, gravidanze isteriche a go-go, dialoghi che rasentano il delirio puro tale l'inconsistenza e persino una ciaffa blu-cobalto appicciccata sulla fronte di una delle tre poverette nello spasmodico tentativo di fare credere alle sbigottite nottette semi-assiderate dai rigori (mortis) di questo lungo inverno di crisi che trattasi di personaggi moderni, che piacciono ai giovani.
Imperdibili. Mai più senza.

HAPPY NEW YEAR!

un anno di favolosità (3)

IL DISCO DELL'A(N)NO
L'album di Natale di CLAUDIO BAGLIONI

E' solo perchè Claudio Baglioni è il simpatico mattacchione che tutti conosciamo che, con una dose di ironia  persino beffarda, ha voluto chiamare "Un PICCOLO Natale in più" un mattone con ventisei-dico-ventisei-cazzi-di-bornie-di-natale,  momenti di pura euforia, di incontenibile joie de vivre, di  sollucchero e letizia che vanno dall'Ave Maria di Gounot ad Adeste Fidelis, senza assolutametne  privarci di Navidad Nuestra e  Birjina Gaztetto Bat Zegoen (giuro non è uno scherzo)
tutte spaventosamente tradotte in italiano..
Una botta d'allegria per brindare e andare in culo alla crisi.
Ora: uno può anche limitarsi a non ascoltarlo nemmeno per sbaglio.
Ma pensate agli orchestrali. Dev'essere stato luglio o giù di là, mentre l'Italia faceva baldoria a chiappe all'aria sulle spiagge e nei villaggi-vacanze, quando si sono dovuti chiudere  in uno studio di registrazione sterile e austero, al cospetto di uno degli uomini più tetri dell'universo, che tetro lo era a vent'anni figuriamoci ora che se per sbaglio azzarda un mezzo sorriso gli si sgarra quel capolavoro di ingegneria bio-genetica con cui qualche chirurgo plastico evidentemente fuori di testa gli ha messo il viso in trazione coatta, per iniziare una maratona di session che devono aver rasentato il Medio Evo profondo, tale la tristezza.
Un incubo gotico di mezza estate, un de profundis ferragostano da cui dubito siano usciti tutti indenni dal punto di vista neuro-vegetativo. 
Delirante. Mai più senza.
(ps. non ci avventuriamo nella recensione del disco perchè non lo abbiamo ascoltato. E francamente dubitiamo che anima viva l'abbia fatto).

HAPPY NEW YEAR!

un anno di favolosità (4)

TECNOLOGIA DELL'A(N)NO
COME SI FA SENZA L'I-PHONE (A DIRE "MAMMA BUTTA LA PASTA!")?
 Le file degli psyco-nerds accatastati fuori ai megastore di periferia di tutta Italia, ci hanno fatto effettivamente sorridere. Ma che cazzo di sfigato devi essere per auto-infliggerti un simile castigo per un innocuo mini-elettrodomestico che se lo compri due giorni dopo non muori mica? Quanto deve essere stata crudele con te la vita là fuori  da spingerti ad accamparti di notte alle intemperie, a mangiare merda, a cercare furtivo un angoletto riparato da sguardi indiscreti per non pisciarti addosso, senza neppure il sollievo di una bella sciacquata al pisello non dico a ogni pisciata ma almeno ogni cinque? Quale genitore pervertito può aver generato un mostriciattolo così alieno alle bellezze REALI della vita?
E i cronisti che si spintonavano per regalare alla storia le prime perle dei fortunati, stravolti e puzzolenti, del tipo "wow, è più lungo", "spettacolo, è stra-leggero!" e un'amenità via l'altra. 
Per non parlare del fatto che aridanghete con l'italiano piccolo piccolo che non mangia per non cagare, che deambula ore inebetito davanti alla cassetta delle zucchine alla Coop nell'ingrato tentativo di fare mente locale se ce ne possiamo permettere un paio o gli ridiamo di cicorione, visti i chiari di luna, ma MAI senza l'I-Phone (mi sembra di sentirla la Biancofiore che strilla "VISTO COMUNISTI DI MERDA CHE GLI ITALIANI HANNO L'I-PHONE?!?").
Eppure è andata esattamente così. Anche stavolta. Anche qui.
Salvo che qui i geni informatici che si sono levati il pane di bocca per l'I-Phone li conosciamo uno ad uno, nome e cognome, e francamente ci stiamo ancora chiedendo cosa cazzo dovessero farci con  tanta urgenza con quell'aggeggio che per alcuni (pochi) sarà utilissimo magari per lavoro, ma che per il restante 95 per cento serve al più per chiamare la mamma e intimarle di buttare la pasta, fare le foto alla fidanzatina bimbo-minckia che fa le faccine, o affabulare altri sfigati estasiati su mirabolanti applicazioni di un'inutilità che definire siderale è un eufemismo.
Raccapricciante. Mai più senza.

HAPPY NEW YEAR!

un anno di favolosità.. (5)

L'ICONA GAY DELL'A(N)NO
LE PELLICCE DI LADY GAGA(RONE

Per essere brutta è brutta, pora stella, come la morte a vent'anni. Racchia e adiposa, a giudicare dalle foto più recenti, almeno le poche in cui l'i-cozza del pop  non appare languidamente ammantata da qualche dozzina di povere bestie scannate ad uopo.
Dopo aver ammaliato folle oceaniche e di bocca buona a suon di raccapriccianti marcette e baracconate che Cher al cospetto è una suffragetta dell'Esercito della Salvezza, l'impavida scuoiatrice non ne azzecca già più una che è una, e ascoltando l'ultimo album (ma quanti di voi l'hanno ascoltato? Mh..) l'impressione che si ha è quella di di uno di quei vecchi dischi di Fausto Papetti stracarichi di successi (ALTRUI) scopiazzati e neppure in modo furbo. 
Ma GAGARONA è baracca, si addobba, dice un paio di banalità paracule sul volemose tutti bene compresi i froci, ed è un attimo: ICONA GAY.
Intendiamoci, i gay in questione credo siano quelli che alternano i suoi dischi a quelli di Paola e Chiara e Marcella Bella, per spiegarci (a proposito di bocca buona). Avevate sentito parlare di icone gay tipo Patti Labelle o Barbra Streisand? NAH.., non QUEI gay.
Gagarona si ricopre di bracioline al sangue e i media vanno in sollucchero, si fa il vestitino di coratella e apriti cielo, sfoggia una pelliccia di animali selvatici via l'altra e i media si esaltano. Facile no?
Già, tutto qui. O poco  più. E poi dovremmo pure ciucciarci i pistolotti della papessa sovraddobbata (tra una marcetta e l'altra) sull'amore universale e su quanto siano cattivi quelli che dicono le parolacce ai gay, tra gli urletti estasiati del "Paola&Chiara fans club" a spiegamento completo.
Vabbè, ci sta. Tutto è possibile al giorno d'oggi. Però facciamo una cosa, Lady Cozza: prima  raccontaci di quanto scuce la boccheggiante lobby delle pellicce per fartele "amorevolmente" indossare. Prima raccontaci di quanto scuciono le stiliste isteriche, ormai costrette a lavorare praticamente a cottimo per le cafonissime zoccole dei russi arricchiti (e mica andiamo tanto per il sottile) per fartici fotografare, che così magari appreziamo l'onestà intellettuale, e ne riparliamo. 
E se nel frattempo ci dovremo accontentare di Madonna e la Ross, bè, ce ne faremo una ragione..
Mai più senza. Ma anche no.

HAPPY NEW YEAR





venerdì 14 dicembre 2012

Nessuno.

nessun uomo, neppure il presidente degli Stati Uniti (probabilmente l'uomo più potente del mondo) è più potente delle lobby delle armi. Nessuno.  Buonanotte.


e via benedicendo..


il Papa si è premurato di benedire il presidente del parlamento ugandese Rebecca Kadaga, che è quella brava personcina che sta inorridendo il mondo in quanto infaticabile promotrice della legge che prevede LA PENA DI MORTE per i gay in Uganda. Una benedizioncina non si nega a nessuno. Eh, Benedè?..


originariamente pubblicato su GAY NOYZE

martedì 11 dicembre 2012

i verginelli.

I verginelli della Lega che ci riprovano coi pistolotti moralisti sono uno spettacolo imperdibile. Hanno sostenuto in tutto e per tutto quell'armata Brancaleone di governo che ha esposto l'italia allo spernacchiamento planetario come mai prima nella storia della Repubblica, hanno votato la mozione che sosteneva che Ruby Rubacuori (sic) era la nipote di Mubarak, sono sprofondati in una palude di merda di scandali più da Bagaglino che da notizie di cronaca. E ora ripartono all'attacco che tanto è tutta colpa di Monti. E loro da 20 anni a questa parte non c'erano. Forse erano in Albania a fare compagnia a Renzo Bossi che si laureava. Fate schifo al cazzo.

domenica 9 dicembre 2012

C'E' DA FARE LA RIVOLUZIONE

Toccò a tutti il "corso d'aggiornamento". Non senza qualche mal di pancia. "Cos'è sta roba che sta arrivando dagli USA?" ci chiedevamo costernati. E davvero toccherà suonarla? Si, toccò suonarla. Si chiamava House, cinque lettere dopo le quali nell'universo dance niente fu (e suonò) come prima.
Era già successo un decennio e mezzo prima: agli albori dell'era disco. Ricordo perfettamente quella cassa meccanicamente "in quattro" e il pensiero che volava a quel povero batterista (allora umano) che doveva suonare "così". Ricordo lo shock per la durata delle canzoni: lunghissime, quando solo una manciata di anni prima un singolo non poteva tassativamente durare più di 2.45, pena l'esclusione totale dai circuiti mainstream. E tutto in nostro onore: durata e break centrale servivano a noi dj per il mix. Eppure ricordo la diffidenza nell'avere tra le mani i primi twelve inch (da noi disco-mix). Ma quella volta fu piu facile adeguarsi: noi eravamo agli inizi: e semplicemente cominciammo così, proprio con quella roba. Un attimo dopo però fu di nuovo shock per quella specie di motore di motoscafo che era la base di I Feel Love, i primi (riuscitissimi) esperimenti di elettronica da ballare ad opera soprattutto del genio italico di Moroder: bè, una bella botta: alcuni non si adeguarono mai: quelli della "vecchia scuola" detestavano quella roba: io finii con l'impazzire per quel disco. Mio fratello lo detestò profondamente, rifiutandosi di suonarlo al King's. Io invece non mi adeguai mai ad un altro scossone epocale, praticamente contemporaneo alla House: la tecno. Amavo Kevin Saunderson, lo studiavo, lo analizzavo, lo passavo ai raggi x. Ma no, quella non fu mai la mia tazza di tè. E non lo fu per molti altri, che la lasciarono volentieri ai nuovi specializzandi nel genere.
 Da noi no, ma in molti altri paesi del mondo si ballava (e si balla) l'hip hop (anche perchè nacque già imparentatissimo con la disco). E si che fu una legnata, anche quella. Fortuna che da noi le etnie che prediligono quella roba non c'erano e allora chi se ne frega: almeno questo di terremoto ce lo siamo scampato ( ahimè non in radio). Bene: roba vecchia: disco, house, tecno, hip hop. Le grandi rivoluzioni nella storia della musica dance. Dopo cui niente è stato (e ha suonato) come prima.
E adesso? Quant'è che non succede qualcosa? E perchè? E per colpa di chi? La house in tutte le sue declinazioni che (passatemi il termine colorito ma detto da me non vale) fa tanto checca attempata, quella che da noi si chiama commerciale che ormai va benone per i luna-park e i tamarri che li frequentano, la tecno da tempo autoghettizzatasi nella propria riserva indiana fricchettona triste quasi quanto quella del death metal norvegese, e questo è. Punto. Ogni volta che per sbaglio mi riaffaccio nell'universo dance sento solo cose vecchie, già sentite, fritte e rifritte, di una noia bestiale. Poi magari il disco che ti piace, che ti surriscalda, c'è. Ma è bello e vecchio. Nato già passè, ammuffito, incartapecorito. Da troppo, troppissimo tempo.
La dance è vecchia, la house è vecchia, l'hip hop è vecchio e la tecno non ne parliamo. Aspettiamo con ansia un Tom Moulton, un Tod Terry, un Kevin Saunderson che finalmente ci dica: "scusate, da oggi cambia tutto". Speriamo presto. Perchè stando così le cose, io e la mia adorata dance non andiamo più d'accordo.

                                    (pubblicato nel numero di dicembre di  King's Magazine)


domenica 2 dicembre 2012

un bellissimo natale al buio


Sta per andarsene un anno niente male, in quanto a casini. In generale. E da noi, nel nostro comune, pure  peggio. Con molta nostra gente che è finita nel fango fino ai ginocchi. E soprattutto nella merda fino al collo.
 Chi se lo sarebbe aspettato un anno fa, quando proprio in questi giorni cominciavamo ad augurare ed augurarci tutto il meglio per noi, per i nostri cari, per tutti, nell'anno che stava arrivando? C'erano i soliti imbecilli che farneticavano sulle allucinazioni gothic dei Maya, e cioè che questo sarebbe stato l'ultimo anno della nostra povera, incasinatissima umanità, e c'era chi diceva "quest'anno a Natale spendiamo poco che c'è la crisi".
 Non passavano per le strade col megafono a ricordartelo, ma insomma se avevi orecchi per intendere e se Studio Aperto non era l'unico momento di informazione quotidiana che ti concedevi, bene o male intuivi che la crisi avrebbe picchiato duro. Ma diciamocelo: mica in molti avevano capito quanto duro. Si parlava molto di sta crisi, ce ne riempivamo molto la bocca tra una fetta di pandoro mandorlato e una piattata di lasagne con funghi e besciamella, ma poi di fatto più o meno continuavamo un po tutti a vivere come sempre, stesse usanze, stesse abitudini, stessi sfizi un pò cafoni, stesse piccole ostentazioni coattissime e stessa completissima parure Hello Kitty full optional per i bebè.
 E invece si è rivelato veramente rognoso, sto 2012. E naturalmente sappiamo benissimo che sta micragna non finirà dopodomani. Non so cosa avessero previsto i Maya. Di sicuro non avevano previsto un paese al tracollo grazie alle prodezze di una sequela di governi e parlamenti che definiremmo incapaci solo perchè in vena di gentilezze, e parlamentari, consiglieri, sindaci, ministri, presidenti e presidentini ladri, intrallazzoni, lavativi, corrotti, ignoranti, viziosi e strafatti e chi più ne ha più ne metta tanto c'è posto.
Nè, ci sembra di capire, avevano previsto un'Italia con una situazione idrogeologica da far invidia al Bangladesh, che ormai finisce col culo a mollo a ogni acquazzone, figuriamoci co' sta roba di tempo impazzito grazie a decenni e decenni di "chi se ne frega del clima, intanto pappamo poi si vedrà".
 E un paese arrivato a essere così brutto da ritenere sabbia negli occhi, tifoseria avversaria chiunque si prendesse il disturbo di alzare il culo e combattere per un ambiente che poi è anche il tuo, tuo e dei tuoi figli. Che se proprio non fremi dalla voglia di sbatterti un minimo, abbi almeno la decenza di non rompere i coglioni all'ambientalismo sano e importante, e grazie al cielo ne abbiamo un pò pure in Italia, pure nel paese dove sono riusciti a far finire in burletta il movimento dei Verdi, quell che altrove miete risultati dopo risultati, quell'ambientalismo che non è (e perchè mai dovrebbe esserlo) nè comunista, nè radical chic, ne alcuna di ste stronzate che ti fa credere chi evidentemente ha interesse che tu lo creda. Il paese dove per costruire e operare non tanto fuori dalle regole ma proprio fuori dalla grazia di Dio è sufficiente corrompere o lasciarsi corrompere, a giorni alterni, e poi aspettare felici e beati la prossima sventagliata di condoni che, non ci prendiamo per il culo, andavano bene a tutti, oggi a te, domani a me, e chi s'è visto s'è visto.
E poi succede quello che succede. I miserabili di cui sopra sono ancora tutti lì che neppure si accontentano di ciucciare il ciucciabile finchè gli dura, ma hanno pure sufficiente faccia di tolla da continuare a imperversare sulle tv, sui giornali, sul web, a blaterare del nulla cosmico, a scappare a gambe levate alla vista di uno delle Iene e a querelare la Gabbanelli un giorno si e l'altro pure che tanto a loro non li querela nessuno perchè si sono premurati di pararsi il culo in tutti i modi possibili, immaginabili e pure di più. A decidere per loro, a fare il loro lavoro, il lavoro per il quale vengono profumatissimamente pagati, c'è chi di certo non passa notti insonni per la sorte degli italiani sempre più poveri, sempre più indebitati, sempre più disoccupati, sempre più con le pezze al culo, e piuttosto si premura di non pestare i piedini a potentati, arcivescovati, banche, banchieri e banchetti che se tutta sta miseria non ce l'hanno sulla coscienza per intero poco ci manca.
E delle tragedie, delle catastrofi si piange un po, se ne parla un po, si aiuta un po come si può e poi è un attimo, e tutto torna esattissimamente come prima: come ti permetti di chiedermi di smantellare il mio orticello abusivo brutto comunista di merda.
E allora mettiamola così, poveri orbetellani che ci vergognamo persino un po (perchè siamo fatti così) di quanto sia dura far tornare i conti che tanto comunque non tornano proprio più, come la giri la giri; mettiamola così bella gente profanata e mortificata dal fango nel cuore e nella dignità più che nelle case e nelle cose. Mettiamola che questo Natale con poche luci e pochi fronzoli ci sembrerà finalmente persino un po più bello, un po più caldo. Perchè i soldi che si spendevano per i ninnoli e per i nannoli stavolta serviranno a altro. A voi, soprattutto.
Mettiamola che questo Natale meno illuminato ci servirà a riflettere su quanto questo scuro sia finalmente un pochino più rispettoso sia dello stato d'animo di molti sia di questo povero pianeta che non sa veramente più che cazzo inventarsi per farci capire che stop, abbiamo esagerato. Mettiamola che comprare quel pacco di pasta extra da destinare agli aiuti ci abbia fatto finalmente riflettere su quanto sia brutto, fuori luogo, cafonissimo e poco poco, ma veramente poco religioso tutto sto spreco, sto diluvio di quattrini spesi per regali brutti e inutili e per porzioni esose destinate in gran quantità a finire nella pattumiera.
Fa niente. Accenderemo qualche bella candela in più. Ma mettiamola che , una volta scampati alle minchiate Maya, riusciremo finalmente a passare il Natale verosimilmente più vicino al vero spirito del Natale da decenni a questa parte.
Tanti auguri. Che a sto giro fanno comodo.

reazioni..

quanto ascolto Obama mi commuovo. Quando ascolto Bersani mi gratto il culo.
Ah, sti italiani esterofili.. Buonanotte.