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domenica 15 maggio 2016

nessun grado di esportazione

vedo che quella bornia cantata dalla Michelin (chiunque cazzo sia e io davvero non ne ho la più pallida idea) all'Eurovision Song Contest non se l'è inculata nessuno ed è arrivata dopo i fochi.
 Il che significa che le nuove Anna Identici, le suorine, le divettine mononominali, le suffragette dei buoni sentimenti sfornate a piene mani dai talent italiani e da quegli abomini di programmi della marescialla De Filippi si fermano giusto al valico del Brennero e lì restano, pure senza l'ausilio dei fili spinati austriaci (a proposito: di appena appena più brutto c'era giusto la loro canzone).
In compenso, spero che la conduzione di un Insinna che volendo essere affettuosi definirei spaesato, abbia almeno costretto i papaveri di Rai Uno e della Rai tutta a buttarci un occhio. Vuoi mai sapere che, anche se con quel ritarduccio di 30 anni buoni, riescano a capire come cazzo si fa uno show, e soprattutto come si fa uno show di canzoni, e soprattutto ancora, quali siano le canzoni, cosa sia il pop in pieno 2016.
Che se una delle star del loro ultimo raccapricciante costosissimo e funereo festival è arrivata sedicesima, cioè appena prima di come si è classificata l'agenzia addetta alle pulizie del palco, forse forse qualcosa non va.

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