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lunedì 29 maggio 2017

Totti 2 (punto e basta)

è bastata una battuta innocua come l'acqua Paola per scatenare quello che prevedevo avrebbe scatenato, motivo per cui mi sono imposto di astenermi dall'esprimere un innocentissimo parere per tutta la giornata di ieri. Ma stando così le cose, ecco come la penso. Ammesso che a qualcuno gliene freghi un cazzo. 
Un conto è il saluto a un grande campione. Diciamo pure grandissimo. Un conto è il tributo ad un uomo che ha saputo dare una connotazione iconica alla propria figura e al proprio talento. Però, appunto, il saluto. La festa. La celebrazione di un fuoriclasse da premiare anche e soprattutto per la fedeltà, perla rara in un ambiente di marchette del talento calcistico. La festa. Non le sceneggiate da vedove ai funerali siciliani. Non il deliquio da ragazzine in fregola al concerto dei One Direction. Questo, devo confessarlo, va ben al di là delle mie capacità di comprensione. Limitate magari, chissà. 
Cazzo ci sia da piangere, però, in un campione che, come tutti gli altri campioni della sua età, se ne va finalmente al mare con moglie bellissima e prole biondissima a gustarsi tutti i soldi e tutta la gloria che è riuscito (meritatissimamente) a guadagnarsi, francamente mi sfugge. Tutti i campioni ad un certo punto lo fanno. Non Totti: tutti. Ma io ste robe non ricordo di averle mai viste, anzi forse si, qualcosa a Napoli per Maradona e San Gennaro. 
Capiamoci: a me piacciono le persone che hanno delle passioni. Io stesso ne ho. Passioni però, non idolatria da flagellazione Indù. Anche perchè, Dio non voglia mai, Francesco ieri non è morto. E' vivo, in salute (e cazzo se si vede, benedica), felice, ricco e realizzato, professionalmente e personalmente, come forse neppure lui stesso avrebbe mai sognato. C'è da festeggiarlo. Non da scrivere raccapriccianti epiteti tombali su Facebook dopo aver "pianto tutto il pomeriggio" (sic). 
Fra l'altro, se mi fermo un attimo a pensarci, a me verrebbero in mente altri motivi per cui i romani dovrebbero piangere, a partire da quel casino di discarica a cielo aperto che è diventata la loro città, scorribandata e saccheggiata ormai da tempi immemori da bande, criminalità organizzata, mafie, corrotti e corruttori di ogni ordine e grado, con deliziosa vetrina di tutto ciò in bella foggia sulle più importanti testate e siti del mondo. Invece no. Si struggono e scrivono amenità da "Anche i ricchi piangono" per er pupone, che sarà pure un po' malinconico per la fine della sua attività agonistica, ma di sicuro non il più sfigato del mondo. 
E ora però l'argomento è espletato e concluso. Non vorrei entrare nel club di quelli che a sta roba gli stanno dedicando più tempo e più importanza del necessario.


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