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venerdì 12 maggio 2017

eurodiversi

C'è il Robbie Williams dei poveri, le Destiny's Child versione discount, il gemellino abortito di Justin Bieber, alcuni momenti di puro orrore trash (tipo il croato chiattone che duetta con se stesso girando la faccina di qua e di là, alternando una voce alla Meat Loaf in inglese e un raccapricciante tenore in Italiano, o il romeno che fa il rap cafone insieme a una cantante di jodel. Giuro.) e pezzi e personaggi fortissimi (la giovane cantautrice belga con micidiale registro vocale basso). La maggior parte si esibiscono in inglese (fino al 99 era obbligatorio) con poche eccezioni (tra cui, apprendo, il nostro Gabbani che canta in italiano, ma non l'ho ancora visto). 
I tre host bonazzi di brutto (target centrato: l'evento è una specie di istituzione gay), in particolare stasera in tuxedo blu elettrico, tecnicamente e scenograficamente perfetto, e io mi sto decisamente divertendo un sacco a seguire l'Eurovision Song Contest. Naturalmente non gli ho sacrificato Chi l'ha visto (mai!), ma lo seguo più che posso, di sicuro per imperdibili perle tipo il checcone (termine orribile e omofobo volutissimo) col treccione samurai, tamarro e stonato che nemmeno Scialpi dei tempi d'oro, proveniente da non so quale repubblichetta ex sovietica che l'unica volta che hanno dei buoni motivi per carcerare un gay non lo fanno, ma anche perché si tratta di uno show che chi ama il mondo del pop e dell'intrattenimento come devotamente io lo amo non può assolutamente perdere. 
Peccato i commentatori italiani fuori campo (e fuori dalla grazia di Dio) Diego Passoni e non so quale imprecisata (e anonima) voce femminile radiofonica, petulanti fino all'inverosimile, uno svarione via l'altro, che si sforzano fino a cagarsi sotto di essere ironicissimi e cool, non riuscendoci neppure per sbaglio, con uscite di puro genio tipo "lei somiglia a Luisa Corna" o "lui canta è balla con degli amici carini" (ma per la finale di sabato arriva Insinna) e thumb up invece per il bellissimo slogan scelto dalla capitale ospitante, Kiev, ovvero "Celebrate diversity".
Già. Festeggiamola tantissimo. Che male non fa. Di sti tempi poi.


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